NYT: ok digital first, ma quello che conta è la qualità

Joe Kahn, managing editor del New York Times. Ci vuole una grande redazione per far pagare i contenuti.

Per Joe Kahn, managing editor del New York Times, il giornale di oggi e di domani è “Digital First”, digitale anzitutto. Ma sempre con al centro il motore di una redazione di grande qualità. “Pochi sanno offrire giornalismo analitico, scettico, investigativo, in inglese o altre lingue. La scommessa è così quella di essere sempre più rilevanti e disponibili ovunque. Un impegno di prodotto e distribuzione, per diventare un news media sempre più digitale e cosciente dell’audience”.

Con questo obiettivo, aggiunge, “molto lavoro resta da fare, per capire il pubblico di oggi e del futuro”. Una cosa è e resterà però certa, indipendentemente dalla tecnologia e dai format sviluppati e adottati: “In tutto questo la newsroom, per quanto trasformata, rimarrà il cuore”.

Kahn vede testate quali il Times capaci di far proprie le tecnologie che avanzano e di catturare un pubblico “disposto a pagare per il contenuto”. O meglio per “l’accuratezza, l’ampiezza, la profondità, la qualita’ dell’informazione”. Ricorda quanto il suo giornale sia gia’ cambiato al cospetto alla rivoluzione digitale, che il Times ha fatto propria a partire dal 2014 con una Innovation Strategy: “Le entrate totali da abbonamenti sono oggi molto superiori rispetto alla pubblicità, 65 contro 35 per cento. E il segmento più in crescita è quello delle subscription digitali”. Un risultato che ha visto in parallelo un adeguamento del lavoro del giornale e dei giornalisti.

“Abbiamo scoperto che un'organizzazione caratterizzata dal primato degli abbonamenti digitali richiedeva più trasformazione di quanto avevamo immaginato”. Esempio concreto: la separazione della produzione del giornale cartaceo dal news desk. “La maggior parte delle redazioni da sempre produceva la rispettiva sezione nel giornale”. Non più: “Abbiamo diviso la sezione dai desk. Non sono più responsabili dell’edizione cartacea, bensi’ del digital report. Un’altra squadra crea la sezione dopo che le storie sono uscite su piattaforme digitali e questa non rispecchia necessariamente il digital report”. Kahn continua: “Abbiamo semplificato la struttura di editing, concentrandola nei desk di origine delle storie e non piu’ su desk separati. Era un sistema approfondito ma troppo lento per il digitale”.


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Marco Valsania @valsaniam
Corrispondente Il Sole 24 Ore da New York