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La robotica e il giornalismo 'in trincea'

L'utilizzo di droni per documentare la devastazione della guerra civile in Siria

La città siriana di Aleppo, una delle più antiche del mondo (era già abitata nel 5000 a.C. e fu un importante centro in era babilonese e assira) è stato il terribile teatro di una svolta epocale anche in ambito giornalistico, ovvero l’utilizzo di droni per documentare la devastazione lasciata dalla guerra civile, una realtà altrimenti invisibile per la comunità internazionale.

Nell’autunno del 2016 i filmati girati dall’emittente Russia Today con la sua flotta di droni mostravano la parte orientale della città, rasa al suolo dai bombardamenti di Damasco, il ministro del turismo siriano diffondeva filmati della parte occidentale di Aleppo, praticamente intatta, scanditi dalla colonna sonora del Trono di Spade. Due mondi, due verità, una a testimonianza di una tragedia in atto, l’altra del tentativo di un governo autoritario di nasconderla al mondo.

La tecnologia che stava dietro alla realtà di Aleppo ha un epigono nel reportage del New York Times pubblicato il 14 ottobre 2016 e che paragona le immagini di devastazione girate dai droni alla Berlino in macerie nel 1945 e Grozny nel 2000. E l’attenzione dei media al ruolo della robotica per fare informazione è stata in costante crescita da allora, diventando un vero e proprio trend nel corso del 2017.

Oltre al New York Times, va citato il caso dell’emittente CNN che ha dato vita a una nuova divisione specializzata nell’uso di droni per fare news.

Ma l'utilizzo dei droni non si limita alle aree di guerra, numerosi network televisivi statto testando applicazioni di questi strumenti includono la ripresa di immagini in zone difficilmente accessibili per gli effetti di calamità naturali, come alluvioni o terremoti, o più banalmente per documentare incidenti stradali e ingorghi di traffico.