AP /Friso Gentsch

In prima linea col giornalismo immersivo

Ma fra quanto tempo l’informazione ‘aumentata’ sarà un prodotto in grado di fare ricavi per gli editori?

Quali sono le frontiere dell’immersive journalism? Gli strumenti ci sono già, consentono all’audience di muoversi in modelli tridimensionali, offrendo l’opportunità di interazione non solo audiovisiva a 360 gradi ma anche tattile. In che modo possono essere declinati per fare informazione è un campo aperto e le sperimentazioni sono in atto in molti laboratori simili a quello di Area24.

La realtà aumentata e l’informazione sfruttano sia moderni strumenti per catturare e la realtà a 360 gradi che modelli tridimensionali generati da computer. Ma a doversi adattare sono anche le modalità di costruzione del racconto giornalistico e la sperimentazione sui contenuti è forse un terreno d’avanguardia più intrigante di quello puramente tecnologico.

E poi ci sono le infografiche ‘immersive’ che consentono di muoversi tra i numeri e i dati. Non è una necessità creativa quella di essere bombardati da ogni lato da tabelle in movimento, grafici, filmati di approfondimento, ma lo strumento è a nostra disposizione e i produttori di contenuti lo stanno mettendo alla prova.

Tra i nodi da risolvere ci sono quelli tecnologici per produrre contenuti a 360 gradi e quelli legati alle competenze necessarie per l’editing di filmati tridimensionali (anche operazioni banali come quella delle didascalie in sovrimpressione richiedono accortezze e strumenti di lavoro che o non esistono in pacchetti commerciali o hanno costi altissimi).

E infine resta il nodo aperto del modello di business, ovvero prevedere se e quando l’informazione ‘aumentata’ sarà un prodotto in grado di fare ricavi per gli editori tali da giustificare i grandi investimenti per aprire un sentiero nel settore.