Il giornale impaginato su misura per ogni lettore

Alberto Orioli, vice direttore de Il Sole 24 Ore guarda all'informazione del futuro

«Quando ho iniziato a fare il giornalista, non c’era Internet. Tantomeno i telefonini. E questo la dice lunga». Alberto Orioli è il vicedirettore de Il Sole 24 Ore, il quotidiano dove è approdato negli anni ’80, lavorando su più pagine e redazioni. In tre decenni ha visto cambiare sotto ai suoi occhi prodotto fisico, mercato editoriale e prospettive di un mestiere passato dai tempi lunghi della carta alla frenesia dell’informazione online. Nell’era di Big Data e notizie esplose sui social, una testata come il Sole 24 Ore mantiene la sua vecchia bussola: le competenze, dall’analisi dei tecnicismi finanziari alla capacità di spiegare i grovigli normativi che incombono su cittadini, investitori e aziende.

Ma in futuro? La domanda non riguarda tanto i contenuti, quanto il canale di diffusione e la capacità di avvicinare nuovi target di lettori. Orioli è consapevole che «ci sono almeno due generazioni che non considerano la carta», da conquistare con linguaggi e modalità di fruizione del tutto diverse da quelle tradizionali. «In futuro – dice Orioli – dovremo creare dei nuovi modelli per far fruire l’informazione. Se lo sbocco sono le app, come credo, bisognerà creare dei giornali personalizzati, capaci di assecondare il lettore che ci compra con degli “impaginati” su misura».

In fondo la formula è sempre la stessa, «raccontare storie», con un occhio allenato ai mutamenti economici e politici di maggiore impatto. Ma è cambiato il luogo di fruizione, migrato definitivamente sui «menabò virtuali» sotto forma di app per professionisti, chat, video, dirette sui social. Senza dimenticare, però, la carta che non sparirà. «Anzi, deve ritrovare, e ritroverà, il valore di meraviglioso oggetto su cui si posano le parole stampate con le loro armonie grafiche, con una grammatica visiva delle emozioni destinata solo a evolvere e non a sparire. La notizia su carta acquisisce una sacralità che non ha sul web. E questa caratteristica va sfruttata appieno». Il giornalista del presente, secondo Orioli, deve integrare la curiosità intellettuale a competenze quasi ingegneristiche per “confezionare” meglio il suo racconto.

Come insegnano i colossi dell’informazione Usa, dal Washington Post alla Bloomberg, dove la ricerca di web designer e data analyst corre a un ritmo più rapido di quella dei reporter tradizionali. «L’ideale – dice – sarebbe di avere la curiosità di un giornalista e la capacità, quasi ingegneristica, di usare algoritmi e dati. Se uno riesce a fondere le due anime, fa il lavoro meglio». Anche la logica del multitasking, la versatilità di linguaggio, diventa fondamentale. Ma aprirsi a nuovi mezzi non significa improvvisare del tutto una professionalità. «Va bene il concetto di multitasking – dice Orioli – ma sapendo che ogni mezzo ha un suo proprio linguaggio che va approfondito e metabolizzato. È questa la nuova frontiera dello studio per noi giornalisti». Anche nell’era della digital disruption, la distruzione digitale, non è detto che il giornalismo debba interrogarsi solo sulla sua metamorfosi tecnologica. I tentennamenti finanziari di colossi incardinati sulla «caccia al clic», come il portale americano Buzzfeed, hanno dimostrato che la capacità di posizionarsi bene online non può sostituire del tutto l’informazione.

Ed è qui che entra in gioco il valore dei contenuti, un criterio che premia soprattutto il giornalismo specializzato. Le notizie si trovano ovunque. Analisi, inchieste e commenti di qualità, no. «Se c’è un comparto che può permettersi di dare un prezzo alle notizie – spiega Orioli - è il giornalismo economico, in particolare quello di servizio: ma per farlo servono colleghi particolarmente preparati; devono conoscere perfettamente la materia di cui si occupano e devono saper esercitare al meglio il beneficio del dubbio e della critica, solo cos" possono diventare affidabili per chi legge. Cos" quando si dà una notizia è come se si facesse una consulenza al lettore. Ed è questo il vero valore aggiunto remunerabile. E quando lo fai, il lettore si affeziona».


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Alberto Magnani @albmagna17
Giornalista Il Sole 24 Ore